Tutte le Strade portano in Canada - La Mauricie National Park e Quebec City

Visto che fuori continua a fare brutto mi porto avanti con il mio diario di viaggio. Oggi ci si riposa!

La Mauricie National Park

Che splendida giornata! Lascio Montreal velocemente, guidando attraverso i quartieri residenziali a nord della città. File di belle casette, giardini ben curati e parchi verdissimi mi accompagnano fino al mio ingresso in autostrada.

Il viaggio verso nord scorre veloce, la qualità della musica è ancora ed il traffico è composto da poche macchine, qualche moto e camper e roulottes così grandi da fare invidia a chi vive in un monolocale a Milano.

A Trois-Rivieres lascio la 40 per immettermi sulla 155, il paesaggio cambia velocemente: attorno a me solo verde a perdita d'occhio, un cielo che sembra infinito, ed un susseguirsi di curvoni, salite e discese che rendono la strada una gioia da guidare.

Faccio una veloce sosta a Shawinigan, ridente paesello dell'entroterra canadese, per fare gli ultimi acquisti prima di entrare nel parco: un grosso telo da bagno nel caso in cui trovi un bel punto in cui tuffarmi, repellente per insetti formato gigante che non si sa mai e qualcosa da mangiare lungo la via.

Il parco ha due ingressi, io mi dirigo verso quello più a ovest: Saint Mathieu. Mi fermo al capanno dei rangers per avere una mappa e delle indicazioni su dove andare (non esitate a chiedere, sono gentilissimi e sanno consigliarvi in base al tempo che avete a disposizione e a cosa più vi interessa).

La strada inizia a salire nel bosco ed è subito magia: 63 chilometri di curve circondati da viste spettacolari, laghetti da cartolina, aree di sosta attrezzate e passeggiate ben segnalate e facili da percorrere.

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Un pomeriggio per un parco così bello è troppo poco, La Mauricie è un gioiello e bisognerebbe dedicarci almeno due o tre giornate. Resta comunque godibile anche se non avete moltissimo tempo e vi limitate a percorrerlo in auto e a sostare nei punti più panoramici.

Parto con la prima passeggiata seguendo un tranquillo ruscello che si immette nel lago visto dall'ingresso del parco, il Russieau Brodeu. Cammino per una ventina di minuti al riparo degli alberi incontrando diverse famiglie che fanno Pic-Nic lungo le sponde del torrente.

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Tornato alla macchina inizio a godermi la guida in questo paradiso. Mi fermo per fare qualche foto delle viste mozzafiato man mano che mi inerpico lungo la via, ma questo è ancora nulla rispetto a ciò che mi si para davanti agli occhi una volta sceso a piedi fino al punto di osservazione di Vide-Bouteille: Sbam! Non credo ai miei occhi: una vallata incontaminata in cui gli altissimi alberi fanno da cornice ad un lago che serpeggia per una ventina di chilometri. E dove lo specchio d'acqua si fa più largo, un isola perfettamente rotonda sembra quasi salutarmi. Alcuni turisti più avventurosi si stanno godendo la magnifica giornata pagaiando sulle acque placide del lago, che invidia!

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Rinfrancato dalla vista mi rimetto alla guida scendendo lentamente in direzione del lago che scopro avere un nome quasi impronunciabile: Lac Wapizagonke. I rangers mi avevano consigliato di fermarmi per un tuffo, ma è già tardi e preferisco non fermarmi per non arrivare a Quebec City ad un'ora improbabile.

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Riprendo a salire sull'altro versante della valle fino al punto di osservazione Le Passage, da cui è possibile godersi la vista del lago in tutta la sua lunghezza. Sembra davvero un serpente che si stiracchia lentamente nella foresta che lo circonda. Uno spettacolo che ricorderò a lungo.

Il mio giro prosegue per chilometri e chilometri di continue giravolte, laghetti, radure, alberi a non finire, salite e discese degne di una tappa del Giro. Ci sarebbero mille sentieri da percorrere, laghi in cui pagaiare e sterrati da affrontare in mountain bike o a cavallo, ma il tempo è quello che è, per cui mi tocca continuare il mio viaggio lasciando una parte di cuore in uno dei parchi più belli che abbia mai attraversato. Ma ci tornerò per starci più tempo, magari affittando un capanno lungo uno dei sentieri che ho visto. Chi lo sa...

Quebec City

Arrivo a Quebec City per le sei del pomeriggio, il mio albergo è a due passi dalla piazza centrale della città, per cui in pochissimo tempo sono pronto per uscire per fare due passi e cenare, godendomi gli ultimi raggi di sole.

Se Toronto mi era sembrata una città in stile americano, molto seria e distinta, e Montreal mi era parsa invece una città più scanzonata e rumorosa, arrivato a Quebec City ho l'impressione di essere tornato in Europa. Imponenti palazzi di pietra grigia, stradine che salgono e scendono ripide verso il fiume, piccole botteghe artigiane, ristorantini con i loro tavoli allineati lungo il marciapiedi sono la cornice del mio passeggio serale.

Mi ricorda molto il nord della Francia e perciò decido di mangiare proprio in una Crêperie: The Billig. Mi siedo ad un tavolo lungo la strada e mi godo il tramonto mentre mangio la mia crêpe.

Quando mi rimetto il marcia il sole è ormai scomparso all'orizzonte ed il cielo si sta tingendo di scuro. Risalgo alla collina fino al Battlefield Park, che domina la città dall'alto e attraverso le Plaines d'Abraham fino ad arrivare alla Citadelle che ormai si è fatto buio.

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Mi fermo a fare qualche foto dall'alto e poi scendo fino alla Terrasse Dufferin, proprio alla base dell'imponente Chateau de Frontenac. Ad accogliermi trovo un bravissimo violinista che intrattiene i passanti con la sua musica allegra e spensierata. Resto per una buona mezzoretta ad ascoltarlo e poi, quando si ferma per un pausa, decido di tornare al mio hotel e sprofondare nel sonno.